Extremelot: la fine?

Extremelot: la fine? Il profondo significato di questa mappa è qualcosa che difficilmente si può spiegare.
Lo chiamiamo oggi play by chat, ma per chi l’ha visto nascere e ha iniziato sperimentando in una stringa quell’idea che tre geniali signori resero una delle prime comunità del web 1.0 a definire un’esperienza ludica del GDR diversa da un videogioco, questa mappa e quella stringa che accompagnava il login “entrate e siate ciò che desiderate” è stata una passione incredibile, uno spazio di libertà, un entusiasmo, uno stupore, un appuntamento, un sorriso sincero e caldo negli occhi, ogni sera e ogni giorno in cui il tempo libero ha consentito ore di svago online trascorse con centinaia di persone  connesse da tutta Italia, che impersonavano un personaggio, là, nelle terre di Extremelot.

Pionieri dell’era social, in un internet che ancora non conosceva la distribuzione della connessione di massa e attraverso devices sempre più complessi, i primi giocatori di Lot si trovarono a inventare un sistema, che negli anni, grazie a decine di contributi, idee, ricerche, ha portato a vivere in chat un immenso romanzo, durato vent’anni, una serie appassionante, in cui emergevano personaggi indimenticabili.

Non è stato solo un passatempo:mentre l’informatica maturava l’era tecnologica che viviamo oggi e che ha cambiato, in tempi brevissimi, le abitudini, i costumi, i sistemi di comunicazione e relazione tra individui, Lot insegnava a ragazzini e meno ragazzini a prendere in mano un programma di grafica e a passare dai primi orridi programmi visual editor, come frontpage a studiare codice, programmazione, per accessoriare una chat scritta e piegata all’esigenza di una giocabilità, di strumenti e applicazioni utili a rendere quel gioco un vero e proprio “mondo” di fantasia e creatività, trasversale, dalla scrittura, all’immagine, alla gestione dei database, fino alla musica.

E poi siamo usciti dallo schermo: siamo stati raduno, teatro, caffè, cene, matrimoni, figli, amicizia.

Siamo stati vite intrecciate e la memoria di quella fantasia che uno spazio internet ha reso un insieme di ricordi, di poesia tangibile, di rabbia e litigate, spesso, di lontananza quando, ben oltre la virtualità, la comunità lottiana si è data volto e carne e quindi siamo stati meno personaggi e più noi stessi, meno elfi, meno mannari, meno nani, meno piccolo popolo.

Siamo stati anche la sofferta scelta di dedicarci ad altro, quando il tempo o anche il desiderio di provare a fare qualcosa di nostro ci ha allontanati dall’amico che pure abbiamo fatto vivere tra le nostre tastiere e che non ha mai smesso di mancarci: così Cratere, Vlad Dracul, Riveda, Enelya, Alkimia, Charis, Mellyrn, Thorm, Ghael, Clecorda, Theunis, Sciarra, Eanur,  Nythindur, Ria, Faeliivrin, Mhaedros, Galford, Liunai, Ge, Tessajga, Clemence, Cimmero, Lorraine, Melusine, Galen, Odyle, Coriolano, DeFronsac, Aleira, Vanth, Tholian, Law Montgomery, DarkLoren, Thym, Impura, Shenlung, Ukhis, Elyr, Asterope, Malkav e quanti altri non posso pensare di nominarli tutti. Ma chissà dove sono, adesso, cosa fanno, se hanno un mondo nella testa di qualche bambino che legge fantasy in cui sono rinati e in cui rinasceranno.

Oggi è arrivata la notizia che Extremelot sta per chiudere. Non voci, ma una semplice ammissione dei suoi proprietari.
Ho la sensazione di una ricchezza perduta che nessun brodo riscaldato potrà mai restituire.

Lot è stata ed è parte di tutti noi.
Molti di noi, in fondo, ne hanno continuato l’idea. Ma non sarà mai lo stesso.

In fondo, credo, dovevamo lottare di più. Tutti.

Samuel e Giuditta
Due lottiani

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2 pensieri riguardo “Extremelot: la fine?

  • 15 Aprile 2020 in 15:12
    Permalink

    Ci siamo, ci siamo, e Liunai vive ancora, dove può, come può, come gli si addice, da quell’Elfo blu ladruncolo che era sotto quella facciata principesca… 😀
    (; Ombre!

  • 3 Luglio 2017 in 9:57
    Permalink

    A Lot ho mandato la mia prima azione da giocatrice di ruolo. A Lot ho visto nascere una gilda che, nel mio piccolo, solo con la mia grande voglia di giocare, ho contribuito a fare crescere. A Lot ho conosciuto persone che negli anni sono entrate nella mia vita in modi assolutamente inaspettati, diventando rapporti irrinunciabili.
    È stato un trampolino di lancio per la mia fantasia. È stato come vedersi finalmente legittimata quella voglia di “qualcosa di più” di leggere passivamente un romanzo che avevo sempre provato, fin da bambina, quando inventavo le mie storie con bambole e giocattoli e agognavo compagni di gioco entusiasti e creativi come me.

    Comunque sia andata a finire, il contributo lasciato da questa immensa e incredibile realtà virtuale continuerà a perdurare e tra chissà quanti anni ancora ci sarà chi ne raccoglierà i frutti. Questa, credo, possa definirsi la soddisfazione più grande.

    Imazighen!
    Una zaffira

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