Il ruolo dei GdR nella lotta al Cyberbullismo

Perchè un Gdr, cartaceo od online, che sia play by chat o che abbia una qualsiasi altra forma, dovrebbe avere un ruolo nella lotta al cyberbullismo sotto ogni sua possibile forma?
Perchè è un contenitore, un luogo, più o meno astratto, ma pur sempre presente, condivisibile, socializzante ed aggregante, dove si possono ritrovare personalità fra le più disparate, persone dalle età più varie con situazioni personali e familiari differenti le une dalle altre.
E’ un enorme calderone dove le persone riversano la propria creatività, ma talvolta anche, inconsciamente o meno, la loro frustrazione.

Potrebbe dunque sembrare un luogo/posto/ambiente deleterio, invece è il contrario, è un ambiente che potrebbe permettere a chi ne entra a far parte d’abbattere alcuni muri personali, di scoprire nuove sue abilità, come la scrittura, la narrazione, la fantasia e la creatività ed anche un nuovo modo di socializzare nel più sano dei modi, lo stare assieme ad altre persone che condividono un medesimo interesse.

Come già anticipato, in un ambiente di questo tipo, le persone che vi partecipano sono fra le più disparate, dallo studente al professionista e quindi anche sono rappresentate tutte le possibili età delle persone. E’ qui dunque che entra in gioco la serietà e la presa di coscienza da parte specialmente dei vari gestori, che un ambiente simile potrebbe raccogliere anche personalità meno gradevoli e persone più deboli emotivamente o psicologicamente ed è qui che l’attenzione viene richiesta, qui che si fa la differenza fra meri giocatori e persone che attraverso il gioco desiderano poter assicurare o tentare di farlo, un mondo migliore per tutti, dove nel divertimento non troverà mai spazio il sopruso e quindi il cyberbullismo.

Cyber-bullismo, esattamente. Il bullismo ha preso ormai una piega decisamente più infida, poichè si potrebbe infilare nelle maglie anonime d’un computer, schermato dietro un video che cela l’identità reale e che pertanto non permette al più debole di rendersi conto in tempo del rischio che sta correndo. Fenomeno che purtroppo ha preso una piega che sta diventando piaga, con il suo odioso crescendo nella mutazione in quel nuovo fenomeno chiamavo Blue Whale.
Come fare per arginarlo?
E’ compito dei GdR o meglio dei suoi gestori e partecipanti più attenti, farlo?
Ebbene si, è compito d’ogni persona che si vuol definire civile essere attenta ad ogni fenomeno che possa sembrare raffigurare gli estremi di ciò che abbiamo appena additato e quindi se ravvisato, fermarlo ed allontanarlo affinché non possa mettere in pericolo chi non ha forza sufficiente per non cedere alla strisciante insidia rappresentata.

Si potrebbe obiettare dicendo che non è compito d’un posto dove si va per rilassarsi e giocare quello di vigilare e combattere.
Ma a tale obiezione si risponderà con quanto già detto:
ogni luogo, posto, situazione che comporti aggregazione sociale merita che venga regolata dalle leggi di pura e semplice civiltà e corretto comportamento e pertanto che ogni atto teso a ledere l’integrità psicofisica di chiunque sia rifiutato e rigettato nei modi e tempi permessi al luogo/posto/sito/situazione.

Non si può pensare d’avere dei diritti, in ogni campo, se prima non si è pronti ad accettare i doveri ed è nostro diritto avere un luogo dove poterci divertire e rilassare, ma è anche nostro preciso dovere proteggere chiunque entri a farne parte da ogni gesto/atto/parola che possa comportare danno, talvolta purtroppo, irreparabile.

 

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3 pensieri riguardo “Il ruolo dei GdR nella lotta al Cyberbullismo

  • 4 Luglio 2017 in 22:49
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    Grazie Alessia e grazie Giorgia per il vostro appoggio. Avete ragione entrambe, si, si sa, o meglio, si dovrebbe sapere. Se ne parla alla tv, sui giornali e finalmente anche nelle scuole, ma ancora non abbastanza in quest’ultime e non per colpa di nessuno, poiché il tempo è un pò tiranno ed a scuola devono già fare una marea di cose che talvolta diventa difficile riuscire ad infilarci anche appuntamenti con le Forze dell’Ordine, ma per fortuna, comunque si è iniziato a farlo.
    Non essere dei bulli o cyberbulli non ci esime dal nostro dovere di vigilare e di fare attenzione che nessuno, accanto a noi o comunque da noi notabile, si comporti in questa maniera. Credo che iniziare a parlarne anche in luoghi dove di norma si va per non pensare alla quotidianità, sia importante ed un primo passo. Servono sempre i primi passi per poter fare, si spera, dei lunghi cammini e raggiungere ambite mete.

  • 28 Giugno 2017 in 12:58
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    Non posso che essere d’accordo su ogni parola scritta. Ma questo alla fine penso si sapesse già. Appoggio totalmente questa linea.

  • 24 Giugno 2017 in 13:54
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    Non sapete quanto mi faccia piacere leggere questa presa di coscienza.
    Non c’è mai abbastanza che si possa fare per contrastare un fenomeno così diffuso e così pericoloso: non essere un “bullo” o un “cyber-bullo” non è sufficiente a lavarsi la coscienza.

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